Seguimi su Twitter | Facebook | Scrivimi una E-Mail | Iscriviti al Feed RSS

LE AGENDE ROSSE

18 anni fa le stragi di Capaci e via D'Amelio
Domani sarà il 18° anniversario della strage di Via D'Amelio a Palermo, nella quale persero la vita Paolo Borsellino (Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina; si salva Antonio Vullo). In via D'Amelio abitava la mamma di Borsellino, stava andando a trovarla quando esplose un FIAT 126 con dentro 100 kg di tritolo comandata a distanza. Due mesi prima a Capaci era stato ucciso Giovanni Falcone. Dalla scena della strage mancava un'agenda rossa di Borsellimo quella dove annotava le idee e le notizie ancora da riordinare.

Quella stagione proietta ancora oggi le sue ombre tossiche, ciclicamente emergono sospetti e dubbi circa il coinvolgimento diretto dei Servizi segreti in allenaza con la mafia. Con queste due stragi quest'ultima, mira a riprendere il ruolo che le inchieste in quel momento in corso, proprio ad opera di Falcone e Borsellino, stavano minando alla base. Le inchieste stavano cominciando a toccare i legami profondi e oscuri fra mafia e politica, dunque l'interesse a metterli a tacere non riguardava più solamente il folklore delle coppole e dei pizzini. C'erano anche pezzo considerevoli dello Stato che vedevano messo in pericolo la loro stessa esistenza, non mancavano memmeno le gararchie vaticane. Il solito incredibile groviglio di interessi, di collusioni, di intreccio e alleanze fra stato e antistato, la dannazione di un paese senz acoscienza civile e fondato sull'indiovidualismo sfrenato.

Poi le fortune della mafia si sono fatte sistema economico, adesso anche la 'ndrangheta scala le imprese edilizie del nord per fare buoni investimenti dei profitti delle attività illecite; poi la mafia e diventata sistema politico, con la complicità involontaria di grandi menti politiche della sinistra che hanno continuato a pensare che "bisognava pur farci i conti" e che un avversario paralizzato dal conflitto di interessi fosse preferibile ad altri più liberi e perciò più pericolosi.


Uno stalliere messo lì dalla mafia per sorvegliare gli investimenti è diventato un eroe attraverso le bocche di rappresentanti della Repubblica pluricondannati; usi e costumi, prassi e comportamenti del mondo malavitoso sono diventati standar buoni per il mondo della politica e dell'economia.

Ma ci sono quelli delle agende rosse, quelli che chiedono chiarezza verità e giustizia, quelli che lavorano per combattere la mafia e le mafie, ci sono quelli che non dimenticano e cercano di raccontare queste ed altre storie a tutti quelli che vogliono sentirle, che sono curiosi della storia del loro paese e vogliosi di imprimere uina svolta a questa Italia alla canna del gas.

Hanno distrutto le statue di gesso di Falcone e Borsellino che erano appena state posate in occasione delle cerimonie per commemorare il loro sacrificio. Se è il prodotto di qualche bravata, amen: sarà una delle tante di un paese ignorante. Se è un messaggio, bisogna esserne contenti: hanno paura di chi racconta la storia, delle agende rosse e di tutti quelli che sanno che, senza legalità, non c'è società giusta.

Mariano



Mariano Turigliatto © 2010 | www.marianoturigliatto.it | Powered by OneBit