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Date a Cesare quel che è di Cesare.

Anteprima

di Patrizio Brusasco

E' innegabile che l'attuale Pontefice faccia discutere e infuochi gli animi di molti esponenti della cosiddetta società civile, quella laica per intenderci. Ma a ben leggere la questione, secondo il mio modestissimo punto di vista, ci stiamo attorcigliando nuovamente in una spirale, in un dedalo di incomprensioni, cercando di unire maldestramente due rette parallele.

Ne consuegue una riottosità patologica e ideologica, capace di infiammare gli animi dei contendenti come la fiamma sullo zolfo del cerino...e ogni "sortita" del massimo rappresentante della cristianità cattolica giunge a pretesto per erigere barricate verso il cielo, aumentando a dismisura le reciproche incomprensioni e travolgendoci con la tipica sindrome della torre di Babele in cui al caos del linguaggio corrisponde il caos delle ideologie.

L'affermazione contestata al Sommo Pontefice è ovviamente quella relativa all'uso del preservativo in relazione alla lotta all'Aids, rilasciata nel corso della visita pontificia in quel dell'Africa. Ne è scaturito un vespaio di affermazioni, peraltro scontate, che si dimostrano miopi e di scarna comprensione dotate.

Da una parte, infatti,  ci si dimentica troppo facilmente che le realtà dello spirito, che ogni vicario di Cristo prova a tenere accese e vive nel cuore della caotica umanità, non ammettono deroghe, sono ritenute eterne e non si devono, credo di aver capito, valutare, conoscere, stimare in base ad altri criteri tipicamente umani o laici che dir si voglia. Ergo che cosa mai ci si può aspettare da un Pontefice? Che promuova la Coca Cola e il sesso libero? Mi stupisce piuttosto il reiterato stupirsi di coloro che alzano la voce contro non tanto il Santo Padre quanto piuttosto contro delle presunte realtà spirituali che hanno una loro ben definita logica intrinseca e che lasciano l'uomo libero e nella completa libertà di fare propri certi princìpi piuttosto che altri. E questa litigiosità tout court, e a prescindere, mi fa riflettere.

D'altro canto  non si può neppure dimenticare le più o meno subliminali ingerenze della Chiesa in settori che non le appartengono del tutto, almeno non le appartengono quando anch'essa perde la sua vera identità spirituale, cercando di secolarizzare ciò che afferisce ad altre sfere. La lotta intestina tra scienza e fede, che ha portato al dualismo delle due categorie, è in fondo un'altra chimera. La scienza deve fare il suo lavoro mantenendo il rispetto dell'uomo, anche in considerazione dal fatto che essa stessa, attraverso la conoscenza, nasce dall'uomo e su di esso si definisce, mantenendo peraltro una sua etica propria e cercando di superare le varie concezioni morali che invece vanno ricondotte a un'unica legge interiore spirituale e persino pseudo-scientifica (vedasi il provocatorio saggio "Il Tao della fisica" di Capra). La religione deve invece rivelare e spiegare le peculiari verità spirituali, che si  ritengono eterne e immutabili (in India la legge morale si definisce "sanathana dharma" ovvero la legge eterna, che è parte interna di ogni creatura, dalla più sublime alla più infima, materia inorganica compresa!), senza cercare di spiegare la scienza con la religione, o viceversa, per evitare che nel fuoco di Prometeo brucino altri dieci, cento, mille Giordano Bruno.

Insomma date a Cesare quel che è di Cesare!
 

 



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