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Avanti il prossimo.


 
di Mariano Turigliatto

Adesso tocca a Di Pietro finire nel tritacarne delle indagini. I giornali sono pieni dei racconti delle intercettazioni, delle gesta del figlio e delle illazioni intorno al suo operato… fino ad arrivare alla messa in discussione della gestione del suo partito, Italia del Valori. Qualcuno gongola: mal comune mezzo gaudio, altri si affrettano a rincarare la dose, altri ancora lo difendono a spada tratta, così pensando di difendere se stessi. Insomma, il solito desolante teatrino.
Il tessuto civile del nostro paese è rovinato da anni di  tolleranze a senso unico, di ammiccamenti agli evasori fiscali, di indifferenza alle mafie, ai criminali in camicia e cravatta impuniti e immuni per via della loro elezione a parlamentari, al sistematico calpestare le regole delle moderne democrazie, perfino quelle più ovvie. Nelle pubbliche amministrazioni italiane – dalla più piccola ai ministeri – non si fanno più concorsi, ma solo contratti nominativi a tempo determinato. I politici hanno consolidato corti cospicue di soggetti che dipendono da loro in tutto per tutto e che, sovente per questo, non sono in grado di far valere interessi generali e regole comuni.
In ogni ambito della vita sociale, dall’economia alla finanza, dall’industria alla politica, trionfa la mediocrità di gruppi dirigenti scelti perché possano essere facilmente manovrabili. Ogni alzata di ingegno, ogni velleità di autonomia, ogni esercizio di creatività, ogni assunzione dir responsabilità… tutto viene piallato da ormai troppo tempo perché non si possano ignorare i guasti fin qui prodotti. Ormai a tutti i livelli, chi si assume responsabilità viene dileggiato e osteggiato dai suoi stessi colleghi; trionfa la delega, il rinvio, il tentativo di spostare altrove il lavoro, ma non lo stipendio. Chi non è così la paga cara.
La politica si fa organizzando lobbies e costruendo regole per fare fuori i concorrenti (a questo sono servite le leggi elettorali e a questo dovrebbe servire il caminetto veltroniano con il centrodestra)… fino ad accreditare l’idea che le elezioni non si vincono con persone e progetti all’altezza, ma con trucchi e trucchetti, compreso quello di costruire un parlamento di nominati, fedeli al capo sennò perdono il posto.
Perché stupirsi se anche a Di Pietro chiedono favori? Perché meravigliarsi se il suo partito manca di democrazia ed è preso d’assalto da soggetti di tutti i tipi accolti a volte con troppa disinvoltura? Perché puntare infantilmente il ditino per segnalare che siamo tutti uguali?
Continuo a pensare che si debba lavorare per cambiare il brodo puzzolente nel quale galleggia la vita politica ed economica del nostro paese. Quel brodo imputridisce tutto, qualunque cosa buona, qualunque velleità di cambiamento. Quel brodo è fatto delle tante furberie nazionali, di quell’individualismo che si giustifica nella fregatura al prossimo, nella astuzia ottusa di chi si dà la zappa sui piedi convinto che, accorciandoli, spenderà molto meno di calzature.
Anche i partiti, i movimenti, le associazioni debbono fare seriamente i conti con la loro democratizzazione. Non c’è bisogno di continuare a chiedere a dirigenti stracchi e dannosi di farsi da parte, magari a favore di rampolli cresciuti nelle loro segreterie che ce li farebbero presto rimpiangere. Ciò che si deve rivendicare è l’approvazione di regole certe che permettano a chi ha il coraggio e i numeri di farsi valere senza essere annientato dai potentati ancora prima che cominci a provarci.

Se poi il tutto fosse condito da una sana indignazione, da qualche luminosa idea su come costruire il futuro dell'Italia e da una dose di coraggio per rischiare... allora si potrebbe ricominciare a sperare.

 



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