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La Nota sul Consiglio Regionale.

Anteprima

 

di Patrizio Brusasco

 

Straordinaria, tecnicamente parlando, è stata l'ultima seduta del Consiglio regionale piemontese, richiesta dal consigliere Udc Deodato Scanderebech su un tema delicatissimo e sempre più, purtroppo, di massima attualità: la povertà, un termine che ormai abbiamo imparato a usare quotidianamente e che ricorre in ogni talk show o dibattito politico.

Sulla base degli ultimi dati Istat, l'incidenza di povertà relativa è del 6,6%, vale a dire che oltre 129mila famiglie sono indigenti e oltre 287mila cittadini piemontesi poveri, mentre l'ultimo rapporto dell'Osservatorio del Nord Ovest denuncia che il 13,6% delle famiglie torinesi intervistate ha una qualche difficoltà ad arrivare alla fine del mese: una situazione dunque difficile e che rischia, alla luce della gravissima crisi congiunturale mondiale, di peggiorare ancora.

Al di là delle misure anticrisi che ha predisposto la Giunta regionale e che sta predisponendo in queste ultime ore, il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità dei votanti tre ordini del giorno contro la povertà, chiedendo di estendere gli ammortizzatori sociali ai precari e ai settori del commercio e dei servizi, e impegnando la giunta a individuare nel Bilancio 2009 maggiori risorse da destionare alla lotta contro la povertà.

I documenti sono stati presentati rispettivamente dai consiglieri Larizza (Pd), Bossuto (Prc) e Scanderebech (Udc). Il primo chiede la tutela dei precari, il secondo l'estensione delle tutele sociali a commercio e servizi; infine col terzo documento si chiede alla giunta di reperire maggiori risorse contro la povertà. 

"I precari - dichiara Larizza - sono i primi a essere espulsi dal mercato del lavoro nei momenti di crisi. Sono anche l'unica categoria trasversale al pubblico e al privato. Tutelarli è fondamentale, perché senza una volontà politica specifica il loro recupero e reinserimento lavorativo è molto difficile". Per Scanderebech invece "si deve intervenire con urgenza se si vuole impedire che la povertà si tramuti in miseria".

 

 

 

 



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