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Torino, Un Salotto Culturale.

(Foto La Stampa)

di Patrizio Brusasco

Si sono concluse ieri, nel nostro capoluogo piemontese,  due manifestazioni di prim'ordine legate al mondo della cultura: Torino Spiritualità e Portici di Carta. Ed è stato un tale successo che non possiamo non dichiarare la nostra soddisfazione per la piena riuscita di simili appuntamenti, decisamente controcorrente rispetto alle discutibili abitudini culturali della società odierna.

Polemiche a parte, mosse recentemente dalle colonne de La Voce del Popolo di Torino,  ma con lo scopo di far riflettere noi tutti sul significato della parola spiritualità nel mondo contemporaneo relativizzato, le due kermesse hanno evidenziato la grande propensione dei torinesi e dei molti turisti, affluiti appositamente per  gli eventi, nel partecipare motivati a offerte culturali che spingono alla riflessione e all'approfondimento.

Ciò che suscita un particolare apprezzamento, e ci fa capire che la società è affatto diversa da quella con cui ci vogliono indottrinare sul piccolo schermo e sui media in genere, è la fedeltà (è il caso di spendere questo termine certamente desueto) con la quale la "gente" ama seguire Torino Spiritualità, affermando la necessità di affrontare le ardue tematiche spirituali alla luce di variegati punti di vista, integrando tutte le esperienze religiose e mistiche, ripristinando altresì il valore religioso della laicità, capace di ergersi, anzi di abbracciare e comprendere,  tutti i dogmi alla luce dell'analisi scevra da pregiudizi o da campanili spirituali. E questo è un bel segnale per tutti coloro che non comprendono le presunte rivalità tra un credo e l'altro, alla luce dell'unicità conclamata di dio.

Vorrei dare quindi anch'io il mio piccolo contributo alla discussione interreligiosa per quel poco che penso di aver appreso, mosso dalla curiosità, durante gli studi universitari: tutti - e non capisco perché nessuno abbia mai fatto chiarezza e debba forse essere io il primo, o giù di lì, a renderlo pubblico - tendono a dividere le grandi religioni in monoteiste e politeiste: il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islamismo, tradizionalmente monoteisti, mentre gli hindù, politeisti...a parte poi le religioni animistiche, sciamaniche e il buddhismo che è una religione "atea". In realtà, un qualsiasi mediocre studioso di religione sa che l'induismo è fortemente monoteista, basti leggere i Veda e i testi filosofici come le Upanishd, che tanto piacevano al nostro filosofo Schopenhauer (chiamò il suo cane Atma - "Anima"), per averne una nitida visione, ma ancora oggi nessuno tende a far chiarezza e francamente non capisco proprio il perché. Al limite, nel caso induista, si potrebbe parlare di un monoteismo politeista, dove le varie divinità del ricco pantheon indù ricordano le varie funzioni dell'unico dio; ma sottigliezze a parte, l'induismo rimane, almeno per quello che mi è dato a intendere, monoteista, proprio come le altre religioni.

Decisamente più laica l'affermazione di Portici di Carta che ha mostrato una passione per la lettura, nonostante che i dati  spesso contraddicano tale esperienza, che accomuna giovani e meno giovani, uomini e donne. E sorprende fino a un certo punto che alla fine siano sempre i classici a emergere sul gotha degli autori oppure, e questo non stupisce per nulla, le ultime uscite di forte impatto mediatico ovvero relative a temi sensibili che ci toccano da vicino.

Ne esce dunque rafforzata l'editoria e tutto il comparto che muove, e naturalmente le persone che si avvicinano alla lettura, capace, più di ogni altro media, di parlare al cuore o all'animo della gente, magari con la presunzione e l'illusione di renderci tutti migliori, almeno per qualche fugace attimo.

 

 



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