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La nota sul Consiglio.

Anteprima

di Patrizio Brusasco

 

Le ultime sedute del Consiglio regionale del Piemonte si sono incentrate sulla votazione del Disegno di Legge regionale n. 541, la cui relazione è stata presentata dal consigliere del Pd Travaglini, presidente del gruppo "Amici della Montagna", di cui fa parte Mariano Turigliatto: in pratica sulla riforma delle Comunità montane, a fronte degli impulsi categorici dati dalla Legge Finanziaria 2008 che, al fine di concorrere agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, impegnava le Regioni a provvedere al riordino della disciplina delle Comunità montane entro il 30 giugno 2008, in modo da ridurre a regime la spesa corrente per il funzionamento delle stesse per un importo pari ad almeno un terzo della quota del fondo ordinario.

La legge regionale di riordino, al fine di perseguire l'obiettivo di risparmio, deve ridurre il numero complessivo delle Comunità montane; ridurre il numero complessivo dei componenti degli organi rappresentativi delle medesime; infine, ridurre le indennità dei componenti spettanti agli organi delle Comunità montane.

Bisogna anche osservare come il semplice taglio del numero dei componenti gli organi rappresentativi, per quanto drastico, come pure la riduzione delle indennità degli amministratori, non possano apportare che un debole contributo ai fini del perseguimento della riduzione della spesa, considerando peraltro il fatto che, almeno per la Regione Piemonte, molte Comunità montane hanno già deliberato da tempo un'autoriduzione delle indennità da erogare.

Tuttavia, il riordino della disciplina delle Comunità montane imposto dalla legge finanziaria 2008, rappresenta un'importante occasione per rilanciare il ruolo e le funzioni delle stesse nell'ambito della valorizzazione delle zone montane, razionalizzandone, nel contempo, gli apparati istituzionali, a completamento del percorso di innovazione della governance degli enti montani già intrapreso da tempo dall'Assessorato di riferimento.

Nella filosofia del disegno di legge regionale, le Comunità montane non vengono considerate esclusivamente quali fonti di "costi" da ridurre necessariamente per concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, ma come enti indispensabili alla tutela e allo sviluppo delle zone montane, la cui razionalizzazione territoriale, istituzionale e di ruolo, risulta funzionale al loro rilancio e alla loro valorizzazione.

In questo senso, il "risparmio" che deriverà allo Stato dalle operazioni di riordino compiute dal legislatore regionale, viene concepito nel disegno di legge come una conseguenza di un percorso finalizzato ad aumentare il valore aggiunto degli enti montani, e non come il suo scopo unico o principale.

 



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