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Una questione di democrazia.

 


di Mariano Turigliatto

Con quattro mesi e mezzo sulle scadenze previste per legge la Regione ha il suo bilancio di previsione per l’anno in corso. Il Consiglio ci è arrivato dopo oltre quindici giorni di sedute ad oltranza e di negoziati esasperanti ed estenuanti fra la giunta – sostenuta dalla sua maggioranza – e le opposizioni.

Il bilancio che ne è uscito non è né meglio né peggio di quello originariamente presentato, il Piemonte non ne verrà stravolto, non cambiano neanche alcuni dei nodi critici se non che si va verso un allentamento nell’indebitamento per le spese sanitarie. Mesi di discussioni, di tatticismi, di agguati, di considerazioni, di osservazioni, hanno partorito il solito topolino.

L’opposizione può vantare una riduzione nelle spese per 130 milioni di euro: peccato che si trattasse di investimenti, dunque di denaro destinato a far crescere il Piemonte. Può anche vantare qualche spostamento nei capitoli tradizionalmente presi d’assalto per cercare di favorire le amministrazioni locali più "vicine" politicamente: cultura, montagna, turismo e assistenza. Può vantare di aver tenuto in scacco una maggioranza – che è sempre stata compatta e decisa – per oltre quattro mesi avvalendosi di un regolamento che, in alcuni sue parti, è una vergogna.

Il senso della democrazia, quello che da' sostanza all’azione è stabilire lo spazio della discussione, quello del confronto, e quello della decisione. Il regolamento del Consiglio Regionale non fissa mai il tempo della decisione, per cui si può andare avanti indefinitamente a colpi di eccezioni regolamentari anche per il solo gusto di bloccare l’azione di governo e di legificazione. Così le sedute trascorrono sovente fra ostruzionismi di varia natura, incontri riservati, negoziati dai contenuti non sempre confessabili; se uno di contendenti non si ritiene soddisfatti, si ricomincia daccapo, come se nulla fosse fino a quel momento avvenuto.

Questo regolamento forse funzionava in un contesto di politica consociativa, dove il negoziato si faceva su ogni cosa, dove il rispetto dei tempi non era un valore riconosciuto reciprocamente da tutte le parti. Da parecchio le cose non stanno più così: la maggioranza è ostaggio dell’opposizione (quando non di ciascuno dei gruppi che la compongono). La Giunta, invece di discutere il bilancio con la sua maggioranza, è costretta a negoziarlo con l’opposizione per evitare che si metta di traverso dilatando i tempio di approvazione all’infinito.

In parecchie sostengono che il modo attuale di regolare le sedute del Consiglio regionale garantisce i gruppi minori, dunque va perpetuato anche a dispetto della funzionalità. Non lo credo: chi ha delle buone ragioni da far valere può lanciare la sfida rispettando il diritto degli altri a decidere. Se ritiene che le sue istanza debbano trovare più peso, porta fuori dall’assemblea legislativa la battaglia, coinvolgendo i cittadini elettori.

Esco da questa ennesima maratona inutile con la sensazione che così si uccida la democrazia, fornendo buone ragioni a chi desidera anche il potere e la decisionalità vengano concentrate nelle mani di uno solo.

Esco soprattutto umiliato nella mia attività di consigliere, per questo voglio che questo regolamento venga cambiato: ci metterò più impegno nei prossimi mesi.

 



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