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Un paese in guerra con se stesso.

di Mariano Turigliatto

Il vino adulterato - mica semplicemente allungato con l’acqua o "pompato" con lo zucchero taroccato, oltretutto con sostanze pericolose – le mozzarelle di bufala alla diossina; le strade asfaltate con i rifiuti tossici che le piogge, sempre più scarse, trasferiscono in quelle piccole parti di terreno non cementificate e da lì alle falde acquifere; le regioni dove regna incontrastata la malavita; una campagna elettorale surreale; l’economia che va sempre peggio e le preoccupazioni di non farcela a sopravvivere, l’egoismo sfrenato e il menefreghismo diventato virtù.

Basta aprire i giornali per leggere ogni giorno nuove puntate delle guerra che gli Italiani combattono contro se stessi: sanno che la pacchia è finita e che adesso si paga il conto, eppure rivendicano ancora festa e sperpero, disponibili perfino a caricare figli e nipoti di altri debiti; sanno che il conto dei dissesti e dei disastri naturali prima o poi si paga, ma chi se ne frega: ci si penserà al momento, magari gridando invettive contro lo Stato assente; sanno che fregare il prossimo va bene fino a quando non diventiamo noi il prossimo da fregare, eppure tutti avanti come se niente fosse, convinti dell’impunità, per sempre. Tutti contro tutti, eppure tutti solidali quando le cose si mettono male, a indicare le responsabilità degli altri sorvolando allegramente sulle proprie. Tutti pronti a dire sempre no o sempre sì senza neppure studiare le questioni complesse di una società frammentata.

C’è da avere paura, ma anche da sperare che il fondo sia questo, che adesso si possa solo risalire. Prima di tutto ritrovando quella solidarietà e quella comunanza d intenti senza la quale non c’è nazione che tenga.

 



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