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LA NOTA SUL CONSIGLIO REGIONALE.

di Patrizio Brusasco

"Più soldi a Palazzo Lascaris": è quanto è stato richiesto finora segretamente dall'opposizione consiliare in cambio del via libera del centrodestra all'approvazione del bilancio preventivo 2008 della Regione entro i termini previsti di fine aprile. Richiesta che doveva rimanere sottaciuta fino a dopo le elezioni del prossimo aprile, ma che invece è trapelata come i peggiori segreti di Pulcinella.

Oggi i gruppi presenti in Consiglio regionale sono 17 e vengono finanziati con circa 9 milioni di euro l'anno; è pur vero che la presunta "torta" presenta fette affatto molto diverse, dipende infatti dal peso politico del singolo gruppo partitico e dai rapporti interpersonali all'interno dei gruppi, ma è altrettanto vero che un simile aumento, in questo preciso momento storico-politico nazionale, non è un buon segnale, anzi, e che, per usare un vecchio slogan, finisce con l'alimentare il fuoco dell'antipolitica, si chiami essa disaffezione alle responsabilità civili da parte dell'elettorato in genere o la rinnovata esplosione delle liste civiche che,  per niente affatto antipolitiche, cercano di colmare le lacune e le contraddizioni di una classe politica sempre meno rappresentativa agli occhi dei molti italiani, insoddisfatti dei loro referenti politici.

Tra le ormai tradizionali mille sospensioni dei lavori, per permettere ai capigruppo di trovare accordi più o meno mantenuti, il Consiglio regionale nell'ultima seduta è assurto dunque agli onori della cronaca con questa proposta "indecente", per parafrasare il celebre film, firmata dalla minoranza.

Nello specifico la richiesta è stata portata avanti dai consiglieri Angelo Burzi (capogruppo di Fi), William Casoni (capogruppo di An), Tino Rossi (capogruppo Lega) e Deodato Scanderebech (capogruppo Udc).

La maggioranza ha risposto alla richiesta di incremento del 20% dei contributi ai vari gruppi con una certa perplessità, mostrata anche dalla presidente della Giunta regionale Mercedes Bresso. Vero è anche che, al di là di più o meno velate ipocrisie, i gruppi hanno molte spese per il loro funzionamento e peraltro danno lavoro a molti collaboratori.  

I primi a essere avvertiti di questa intenzione sono stati il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio e il vice presidente dell'esecutivo piemontese Paolo Peveraro, nella veste anche di assessore al bilancio. 

Ora non resta che seguire gli sviluppi della vicenda e vedere se si farà o meno il paventato baratto.

 



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