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Dramma economico annunciato.


di Paolo Turati

Adesso anche i pezzi grossi della nostra politica e della nostra economia stanno smarcandosi rispetto agli inviti all’ottimismo, di rito in casi di crisi economica imperversante.

Pur in netto ritardo rispetto al deteriorarsi sempre più grave della situazione Berlusconi annuncia ora, dall’ ex-opposizione, che l’ondata della crisi americana ci investirà, in effetti, in pieno; in area ex-governativa, Marini dichiara che la crisi economica è ormai il problema del nostro Paese e Veltroni (forse, il meno consapevole sotto un punto di vista meramente “tecnico”, dal momento che la sua specializzazione risiede, come fatto rilevare recentemente - con dubbio gusto - dal leader del Pdl, in un diploma di cinematografia) gli sta dietro con il pessimismo sempre più malcelato che i suoi consulenti economici (che sono, ahilui e ahinoi, quelli del Governo Prodi, compagine, in verità, solo corresponsabile della - da noi più grave che altrove - congiuntura economica) gli stanno trasmettendo. Lo stesso Marchionne ammette che, nella situazione corrente, in cui i mercati finanziari stanno condizionando sempre più le realtà economiche sottostanti, non può farci niente se il titolo Fiat crolla, magari rimbalzando ogni tanto un po’ (si noti che le azioni Fiat, con una situazione di bilancio mai così buona nella storia dell’azienda torinese, hanno dimezzato il loro valore in pochi mesi).

Il fatto grave è che i segnali della crisi e della sua gravità erano evidentissimi già un anno fa. Chi avesse letto i modestissimi interventi del sottoscritto (e ne avesse condiviso le pessimistiche valutazioni) a partire dalla metà del 2007, avrebbe avuto modo di prendere con tutta calma i dovuti provvedimenti per pararsi dall’urto.

Certo, ora che banche come la britannica Northern Rock (ricordate, le file dei correntisti che cercavano di recuperare il saldo dei loro conti correnti?) hanno dovuto essere nazionalizzate, colossi come la Carlyle Capital hanno perso in un sol giorno il 90% del proprio valore e, addirittura, banche d’affari ritenute inaffondabili come la Bear Stearns (la quarta banca d’affari americana), oltre a dimezzare il proprio valore in un giorno, hanno dovuto poi essere  rilevate in tutta fretta a prezzo praticamente zero da altre istituzioni, si spera, più solide( in questo caso J.P. Morgan), la drammaticità della situazione è sotto gli occhi di tutti.

E potrebbe essere ancora nulla, se il colosso federale americano dei mutui ipotecari(2.500 miliardi di dollari erogati) Fannie Mae (costituito negli anni Trenta con l'interessamento personale del Presidente F.D. Roosvelt per fronteggiare la Grande Depressione post 1929) non riuscisse a trovare partner internazionali che lo sostengano e necessitasse anch’esso (oberato da mutui a rischio come quelli Subprime e quelli appena leggermente più solidi come gli Alt-A) la nazionalizzazione.

 



Mariano Turigliatto © 2010 | www.marianoturigliatto.it | Powered by OneBit