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TURCHIA IN EUROPA: SI O NO?.

di Patrizio Brusasco

"La Turchia ha bisogno di fare i conti, nel bene e nel male, con il suo passato e con se stessa. L'Europa ci deve aiutare" (Pamuk)

Con questo incipit di un autorevole scrittore e intellettuale turco, Oran Pamuk, insignito del Premio Nobel per la letteratura, si evince la difficile situazione di un paese, qual è la Turchia, mosso da forze contrastanti e contraddittorie che tendono a relegarlo in un glorioso passato e, nel contempo, a proiettarlo in un immediato futuro di sempre crescente modernizzazione, oltre che, verosimilmente, europeo.

Ma è proprio su quest'ultimo punto che si scatenano le maggiori perplessità, tanto dei tradizionalisti e nazionalisti turchi quanto dei prudenti governi di eurolandia che vedono con spesso giustificata ansia e apprensione la possibilità che la Turchia entri a far parte della già fin troppo minata Unione Europea.

Giovedì 7 febbraio se n'è discusso in una Tavola Rotonda organizzata dall'Istituto Euromediterraneo del Nord-Ovest, Paralleli, intorno alla quale si sono alternati valenti e autorevoli relatori che, nel corso delle loro prolusioni, hanno toccato i punti nevralgici della complessa operazione politica che porterebbe l'ex territorio ottomano in Europa. Titolo del convegno: Turchia nella UE? Perché no? Un titolo dunque decisamente possibilista o comunque non certamente pregiudiziale nei confronti di alcuna verosimile possibilità, e che ha perfettamente dato corpo allo spirito che muove l'Istituto Paralleli, vale a dire quello di tessere legami, consolidare reti culturali, politiche, economiche e sociali tra i vari popoli, nazioni, paesi del Mediterraneo. 

 




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