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LA NOTA SUL CONSIGLIO REGIONALE.

di Patrizio Brusasco

Dopo la prima fumata nera della scorsa settimana, allorquando il centrodestra chiese la convocazione di un Consiglio speciale in tema di aborto, anche nella seduta di ieri si è assistito a un nulla di fatto.

L'argomento certamente caldissimo, che divide in modo quasi manicheo i vari partiti, che si dichiarano taluni a favore imprescindibile della 194 (la legge sull'aborto del lontano 1978), talaltri, al contrario, desiderosi di porre mano al testo di legge per un'ulteriore difesa del nascituro, ha sortito l'ennesimo blocco dei lavori consiliari. 

Ben sette ordini del giorno presentati non sono stati approvati dai due schieramenti. Nell'ordine sono stati respinti quelli della sinistra radicale, del centrodestra e dello Sdi, mentre è mancato due volte il numero legale quando è stato messo al voto l'ordine del giorno del Partito Democratico: rei, la sinistra radicale, con la motivazione che la legge sull'aborto (Legge n. 194) non si tocca per alcun motivo, e il centrodestra per ripicca dopo la bocciatura dell'ordine del giorno, targato Leo, di Forza Italia.

A quel punto, per voce del suo capogruppo Rocchino Muliere, il Pd ha preferito ritirare il suo ordine del giorno per rispetto delle istituzioni, ma criticando chi usa il numero legale come mero strumento politico. L'opposizione non ha perso poi tempo per mettere in evidenza la contrapposizione tra il Partito democratico e la sinistra radicale: certamente un dato di fatto, se non, altrettanto certamente, una significativa novità.

 



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