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Informazione: costi del carburante.

Cinzia chiede a Dotturbo di affrontare la spinosa questione del prezzo della benzina. Ecco la risposta.

di Dotturbo

La questione non è tanto relativa al fatto che il prezzo della benzina sia equo, quanto a quello che, nella situazione attuale, rispecchi la realtà economica corrente. Dell'incidenza fiscale in Italia sul prezzo dei carburanti s'è detto e, allo stato, non c'è nulla da fare.

Il prezzo "ante imposte" del carburante è definito dal rapporto fra domanda ed offerta di pertolio, dai costi di produzione ed ammortamento degli impianti, dall'incidenza dei trasporti nonchè dai margini dei raffinatori. A (circa) cento dollari per barile di Brent, non si può dire che in Italia il prezzo della benzina sia particolarmente alto (per rispondere a Cinzia), anche tenendo conto della maggiore efficienza dei motori (e quindi al minor consumo) rispetto a qualche decennio fa: preoccupazioni ben più fondate erano emerse durante lo shock petrolifero degli anni Settanta. Il motivo di questo è che, oggi, abbiamo un euro fortissimo rispetto al dollaro (che si è svalutato rispetto alla moneta europea, da quando questa è entrata in vigore, di oltre il 60%) e, siccome il prezzo del greggio è stipulato in dollari, al momento godiamo di questo vantaggio. Ma attenzione. Quando il dollaro dovesse mai rivalutarsi (il che è da vedersi, stante la necessità sempre più impellente degli Stati Uniti di finanziare il proprio immenso deficit comerciale con questa svalutazione, assai ben pilotata e, veramente, "competitiva") rischieremmo di pagare in un sol colpo quello che oggi stiamo risparmiando. Gli effetti potrebbero essere catastrofici, con un aumento dei tassi d'interesse che andrebbe a colpire in modo letale, tra gli altri, il mercato immobiliare, impegolato con milioni di contratti polidecennali in mutui ipotecari a tasso variabile. Il tutto in una fase economica che lascia in prospettiva prevedere un aumento di richiesta di greggio (e gas) da parte delle economie emergenti dell'estremo oriente senza soluzione di continuità per i prossimi anni, con conseguente e ulteriore incremento dei prezzi.

Le congiunture correnti, per un paese come il nostro, non consentono grandi margini di manovra. Dobbiamo, comunque, diminuire la dipendenza (oggi oltre il 17% del nostro fabbisogno) di energia prodotta nei confronti degli altri paesi (e qui, non ci sono questioni di sorta, nella necessità di attrezzarsi velocemente con le nuove tecnologie di liquefazione e rigassificazione del carbone e nel ripartire col nucleare: le cosiddette "energie pulite" sono e saranno sempre una goccia nel mare) e razionalizzare l'importazione e la "gestione" dei combustibili sia gassosi (con i rigassificatori) che liquidi(coi limitati miglioramenti strutturali che il mercato oligopolistico a livello mondiale di tali prodotti potrà mai consentirci).

 



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