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Lettera aperta ai quasi democratici del Piemonte.

Care amiche e cari amici,

che il processo di costruzione del Partito Democratico non sarebbe stato una passeggiata era facile prevederlo. Era anche facile prevedere che il dibattito interno sarebbe stato intenso, cruento, qualche volta non all’altezza delle aspettative, ma nella testa di molti di noi anche questo era da mettere fra le cose buone, perfino a prescindere dai risultati.

Era la politica che si rimetteva in movimento, che ripartiva per svolgere la sua funzione più nobile ed entusiasmante: la costruzione di idee, progetti, speranze di cambiamento. Ripartire significava anche ripensare ai modelli di società che vogliamo realizzare, al ruolo delle generazioni, allo sviluppo delle potenzialità, alla valorizzazione delle intelligenze e delle energie che mai come in questi tempi viaggiano ben lontano dal mondo della politica.

C’era finalmente la voglia di "declinare al terzo millennio" i valori di giustizia sociale, di valorizzazione del lavoro a scapito della rendita finanziaria, della coniugazione fra il benessere individuale e la coesione sociale, della saldatura fra cooperazione e competizione, del superamento della dicotomia ambiente/economia, di laicità, di scuola pubblica di livello e per tutti, di welfare sostenibile, di diritti e di doveri.

In quelli come me c’era anche la voglia di collaborare a disegnare un partito politico che sappia parlare di questi ed altri temi con linguaggi e concetti riferibili al mondo d’oggi, di democratizzare questo nostro paese con regole finalizzare a includere, spezzando e oligarchie che non solo nella politica soffocano ogni spinta di cambiamento. Un partito con regole che tutti rispettano, che si batte perché tutti rispettino le regole e le leggi, che sa scegliere le persone più adatte a governare chiamando tutti a contribuire, che sa ascoltare con umiltà le sollecitazioni e le spinte che vengono dalla società, che si dota di terminali capaci i sentire la temperatura e di produrre poi quella sintesi che si chiama programma politico, che vuole occuparsi delle povertà, che sa discutere e decidere.

Queste ed altre sono state le ragioni che mi hanno spinto a sottoscrivere il documento nazionale degli eco-dem (Scalia, Mattioli, Ronchi ecc.) e a seguire le iniziative messe in campo per dare consistenza a quell’ area culturale e politica che si richiama alla necessità di cominciare a declinare seriamente l’ambientalismo e l’economia per cercare quelle sintesi che sono indispensabili a una società evoluta. E che sono possibili. Cedo che nel futuro Partito Democratico ci debba stare anche questa importante istanza, serve a costruire futuro, credetemi.

Il vasto gruppo di amici con cui da anni ho sviluppato la mia attività politica - le liste civiche di centrosinistra, gli ecologisti, le associazioni uliviste e i partito-scettici - oltre che i miei affetti, hanno criticato questa presa di posizione intravedendo nel processo costituente del Partito Democratico solo quegli elementi di "fusione fredda" di due partiti importanti, in crisi di idee e di percorsi. A molti di loro il Partito Democratico è indifferente, dalle persone che oggi ci lavorano hanno preso schiaffoni, qualche volta sono stati emarginati. Quelli che hanno fatto esperienze di militanza nei partiti del centrosinistra e ne sono usciti, manifestano ancora più scetticismo di quanto non sarebbe logico. A loro ho spiegato, ancora spiegherò la mia posizione, ma non è questo il punto.

Credo che anche con questo mondo sia necessario ricostruire un rapporto. E’ necessario per il futuro PD, così come è necessario che davvero tutto non si riduca a un rimescolamento di necessità. Sennò il fallimento è dietro l’angolo.

Permettetemi allora di dire che le regole per le primarie sono assurde, fatte apposta per garantire i capilista. Pazienza, si farà lo stesso quello che si riesce. Sono assurde anche le polemiche sulle candidature che leggo anche io sui giornali, ma è certamente dannoso questo ripiegarsi su se stesso del dibattito politico.

Vedo persone importanti che ci avevano creduto che se ne vanno, altre che si mettono sulla riva ad aspettare, altri ancora che manifestano scetticismo circa la possibilità che da questa vicenda emerga un partito nuovo, nei metodi e nei contenuti. Le primarie del 14 ottobre sono certamente un’occasione. Se voteranno solo i militanti dei partiti e qualche cammello di questo o quel candidato saranno un grande fallimento, bisogna che insieme ci adoperiamo affinché davvero si riesca a fare quello che è stato promesso.

Dobbiamo - credo - tirarci su le maniche per dare una svolta al processo. Se ve lo dico io, che i partiti non li ho mai molto amati, dovete proprio credermi.

A disposizione e con amicizia.

Mariano Turigliatto

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