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Costi della Politica: "Io la penso così".

E' ormai da tempo che i media locali e nazionali hanno posto al centro dell'attenzione la questione sui costi della politica.

Di seguito alcune mie riflessione sull'argomento.

di Mariano Turigliatto

In questi giorni l’ennesimo aumento delle indennità dei consiglieri regionali - che segue quello dei parlamentari, generato a sua volta dagli aumenti degli stipendi dei giudici della Corte Costituzionale - ha riaperto il dibattito e l’analisi del sistema di privilegi del ceto politico del nostro paese. Purtroppo ho l’impressione che la campagna di stampa sia fatta più per suscitare l’invidia dei lettori verso i privilegi dei politici che non per sollevare una richiesta di moralizzazione nei comportamenti e negli emolumenti, a partire da chi ci governa.

Se si fa leva sull’invidia, siamo certi che nulla cambierà perché il ceto politico tenderà sempre a garantire per se stesso mentre i cittadini continueranno a comportarsi come Alberto Sordi nei suoi film memorabili: sistematicamente fregato mentre gli si fa credere di essere più furbo degli altri.

Oltre al sistema desolante, ci sono i comportamenti individuali. Anche quelli hanno un peso, basti ricordare il mitico onorevole Mele e tanti altri che, pur avendone combinate di tutti i colori, sono puntualmente stati rieletti e gratificati di prebende onori e cariche.

Su questo non siamo tutti uguali. Voglio rendere conto del mio operato.

Mai ho chiesto rimborsi per attività connesse con l’espletamento del mio mandato fuori dalla sede della Regione, mai ho chiesto gettoni di presenza per visite o altro, mai ho autocertificato spese per ottenerne il rimborso. Il telefono me lo pago io, così come mi pago l’autostrada, la benzina e tutto ciò che ogni normale cittadino si paga in proprio. Percepisco dalla Regione l’indennità determinata per legge, il gettone di presenza giornaliero per tutte le sedute a cui partecipo oltre a quelle previste per franchigia.

Non ho bisogno di rincorrere i soldi perché sono pagato benissimo per svolgere questa importante funzione. Ritengo perciò che nei miei emolumenti siano già previste tutte le spese che devo sostenere per esercitare al meglio il mandato che i cittadini piemontesi mi hanno conferito. Mi risulta peraltro che anche altri miei colleghi consiglieri abbiano atteggiamenti analoghi.

Mi piacerebbe per davvero cercare di ridurre i costi della politica intervenendo sulle indennità dei politici, ma vorrei che tutti fossero consapevoli della pletora di consiglieri di amministrazione, revisori, addetti e quant’altro che appesantiscono la pubblica amministrazione e che determinano quella sensazione - peraltro confermata dai fatti - di un paese sprofondato nel clientelismo e nello sperpero delle risorse pubbliche.

Ogni volta che si sono annunciate campagne di moralizzazione ne è derivata una forte delusione.

Per questo amerei non annunciare, ma fare.

 



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