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stiglitz e lo straniamento.

di Eva Milano, precaria

Sono sempre stata affascinata dalla figura retorica dello straniamento. Non ho mai sostenuto di essere una persona normale e comunque ognuno ha i suoi gusti. Ciò detto, si tratta di un trucco secondo cui chi parla di una cosa che fa parte della quotidianità, lo fa come se la vedesse per la prima volta, con gli occhi di un bambino o i cosi che usa un extraterrestre per vedere.

Ancora più interessante è il caso in cui chi si estrania è un premio Nobel per l'economia quando entra nel merito della sua materia. Joseph Stiglitz commenta il sistema del lavoro precario in Italia come uno che non capisce proprio perché le cose vadano così, contro ogni logica plausibile, come se gli avessi detto: il governo ha deciso che da oggi il sole sarà blu.

Non va bene: è antieconomico, non è funzionale, anzi è controproducente. In due paginette il professore dall Columbia University spiega con una logica impeccabile come il sistema prodotto dalla legge Biagi non possa che impoverire il sistema economico. "Ritengo che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale". Certo, perché se non guadagna decentemente e non sa cosa succederà domani, la gente compra meno e si indebita di più.

"L'Italia ha bisogno di migliori politiche volte a sostenere la domanda aggregata; ma ha anche bisogno di politiche strutturali che vadano oltre - e non facciano esclusivo affidamento sulla flessibilità del lavoro".

Non è che ci volesse un Nobel, però se lo dice lui fa un certo effetto. Trovate queste poche righe impeccabilmente sagge in una lettera che Stiglitz ha scritto a Beppe Grillo e che quest'ultimo ha utilizzato cme prefazione al libro Schiavi moderni.

 



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