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Alla base cè il medico.

di Eva Milano

"Per troppi anni, a seguito di un'aziendalizzazione spinta in modo sfrenato, si é deciso che la sanità sarebbe stata soprattutto ospedale". Così interviene Enrico Bestente, collaboratore dell'Assessore regionale alla Sanità, per rispondere a Fabrizio Giacone, autore del post relativo al delicato tema del pronto soccorso pubblicato lo scorso 24 giugno. "Una cultura che deve cambiare che deve porre al centro il concetto di salute nella vasta accezione del termine a partire dai determinanti della salute che vedono la sanità agli ultimi posti della graduatoria." Prima della sanità, intesa soprattutto come ospedale, intervengono altri fattori nel determinare lo stato di salute delle persone come il reddito, lo stile di vita, il livello culturale ecc. Bestente continua: "Il nuovo Piano cerca di invertire l'ordine degli addendi prima il territorio, prima la medicina di base, prima la prevenzione e poi l'ospedale, non per penalizzare quest'ultimo ma semplicemente per frenare, riorganizzare, tagliare i doppioni, ridurre i primariati, accorpare le specialità, analizzare il fabbisogno". Gli sprechi e i passi falsi sono stati commessi ed è ora di rimediare razionalizzando gli interventi. Per raggiungere questo obiettivo, dice l'esperto è necessario attuare una vera e propria "rivoluzione culturale che passa attraverso al ruolo fondamentale del medico di famiglia, del pediatra di famiglia, che passa attraverso a strutture quali "le case della salute" e non l'ospedalizzazione". E' così che Bestente rilancia la figura del medico di base che, oltre al buonsenso del paziente, deve essere l'agente principale di questa educazione alla sanità. "A loro dobbiamo chiedere qualità di lavoro, perché sono un elemento fondamentale della filiera della salute. Solo così avremo i P.S. meno intasati e una riduzione complessiva dei costi della sanità".

 



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