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Promesse e sommosse.

di Paolo Turati

Certo, un impegno serio a far sì che Berlusconi torni presto al potere, e per i prossimi lustri, l’attuale esecutivo ce lo sta mettendo tutto. Le vie della politica, poi, sono strane, però quando gente tranquilla come quella "media" italiana si ritrova spontaneamente a manifestare nelle piazze in così molteplici occasioni (non da ultimo, anche contro decisioni di amministrazioni locali come, nel nostro torinese, Chieri, Venaria e Settimo), vuol dire che qualcosa che non va c’è eccome, rispetto al senso comune delle cose così come percepito attualmente dalla popolazione: un senso comune che equipara ormai lo Stato praticamente ad un avvoltoio, o poco meno.

Non si tratta solo delle tasse che aumentano, della contrapposizione sempre più grave con certa parte delle forze dell’ordine, della delinquenza che dilaga, dei rifiuti che c’invadono, dei Dico o del netto appannamento che stiamo mostrando in politica estera. Questo Governo ha fatto, sostanzialmente, il miracolo di ricreare le condizioni che a Boston, due secoli e mezzo fa, fecero esplodere la rabbia dei comuni cittadini, inducendoli ad esclamare "No taxation without representation!", non limitandosi in questo caso nostrano (ma neppure allora, nel New England) il problema ad incentrarsi solo sulle problematiche fiscali, ma sul mancato mantenimento di praticamente ogni promessa fatta in sede propagandistica. Da qui le sommosse, per ora ancora mansuete, da parte di un po’ tutti i ceti sociali.

Dell’attentato in corso ai danni dei risparmiatori - con la nuova tassazione sul risparmio in corso di approvazione - e dei lavoratori - con la sciagurata riforma del TFR - abbiamo già detto su queste pagine, così come abbiamo stigmatizzato la reintrodotta ed inutile tassazione su successioni e donazioni. Ma Padoa Schioppa e Visco, che in effetti devono, peraltro, pagar pegno ai "radical" della maggioranza, ne hanno elaborate altre, di iniziative, fra cui quella che, già segnalato in questi nostri editoriali, qui di seguito specifichiamo ulteriormente.

Si sappia che, in buona sostanza, la cosiddetta riforma del catasto con la relativa revisione degli estimi catastali, attualmente in corso di approvazione parlamentare, nel triplicare mediamente l’imposizione fiscale sugli immobili, è riuscita, ovviamente in modo surrettizio, a generare finalmente un’imposta sulla proprietà anziché sui redditi, con tutti i dubbi di costituzionalità del caso.

Non c’è stata ancora diffusione mediatica sufficientemente ampia del contenuto del provvedimento, ma quando gli effetti verranno avvertiti numerariamente dalla popolazione, ci sarà qualche decina di milioni di persone che non sarà troppo contenta. Più che altro per il metodo adottato, in questa come in altre iniziative: vagheggiare da parte del Governo una fantascientifica abolizione "mirata" dell’Ici sulla prima casa e poi triplicare, sostanzialmente, questa imposta (assieme a tutte quelle derivanti dalla "filiera" della proprietà immobiliare) sic et simpliciter non sarà cosa che passerà inosservata, così come il "responsabile" pubblico da additare, nella persona del Presidente del Consiglio pro (si ha l’impressione "poco") tempore.

 
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