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LEuropa che vogliamo.

Qualche tempo fa al nostro gruppo è arrivata una comunicazione da parte di un gruppo di giovani piuttosto in gamba. Questo era, in breve, il messaggio: "L'Associazione Terra del Fuoco sta lavorando da molti mesi a un progetto centrato sulla costruzione di cittadinanza attiva europea, intitolato "La Fenice - Libertà e Liberazioni", finanziato dalla Commissione europea e dalle istituzioni locali italiane. Crediamo che la maniera migliore di usare questo documento sia consegnarlo simbolicamente al Parlamento europeo, nella speranza che possa servire di stimolo al rinnovato dibattito sul processo costituente della UE. Il 25 Maggio, avremo la possibilità di fare esattamente questo: ci è stato accordato il permesso di usare l'Emiciclo di Strasburgo per alcune ore, per l'approvazione finale del documento. La tappa di Strasburgo è successiva ed esterna al progetto approvato dalla Commissione Europea e non gode pertanto di alcun finanziamento pubblico. Con la presente chiediamo alle istituzioni, alle forze politiche, alle organizzazioni giovanili e alla società civile di partecipare a questa iniziativa, per portare letteralmente davanti alla porta del Parlamento europeo la nostra comune voglia di fare progredire nel migliore dei modi il "progetto Europa". Così abbiamo colto la richiesta e dato il nostro sostegno, perché ci è sembrata una bella iniziativa. Ora i reduci di Strasburgo ci hanno inviato il resoconto del loro viaggio e noi ve lo trasmettiamo.

DEPUTATI PER UN GIORNO

di Lorenzo Bodrero

Venerdì 25 maggio. Strasburgo, Parlamento europeo. Sette del mattino. Sei persone si avvicinano all'entrata. Non sono i soliti eleganti funzionari che frequentano l'emiciclo: magliette, tatuaggi, piercing e capelli lunghi e i segni evidenti di una notte passata in furgone. Gli uscieri non riescono a nascondere una certa sorpresa. Aspettavano gente, ma forse se ne erano fatta un'idea diversa. E questi sei non sono altro che l'avanguardia di un gruppone ben più folto: 300 ragazzi e più, in una babele di una ventina di lingue attenuata da un inglese non sempre impeccabile...

Il Parlamento europeo ha deciso eccezionalmente di aprire le porte a questi ragazzi per la tappa finale di un progetto che dura ormai da nove mesi. Dall'autunno scorso le ragazze e i ragazzi della Fenice viaggiano, si incontrano, discutono, scrivono e ridiscutono, per provare a dare una direzione al proprio essere europei. Ricerche, discussioni, assemblee, workshop, votazioni, emendamenti: l'incontro fra l'educazione alla cittadinanza attiva e la sperimentazione in prima persona della democrazia formale.

È l'ultimo e fondamentale incontro per questi ragazzi: nell'emiciclo si vota il documento finale, frutto di questo lungo percorso. Siamo reduci da due giorni passati a Settimo, vicino a Torino, dove abbiamo rivisto e ridiscusso le bozze di un testo che descrive "L'Europa che vogliamo": dai diritti all'ambiente, dalla cultura alla cooperazione, ci siamo sforzati di raccontare i nostri auspici e le nostre aspettative. Ma abbiamo deciso di farlo secondo le forme della democrazia rappresentativa: i gruppi di discussione si sono trasformati nel corso dei mesi in commissioni, la rievocazione del passato è diventata tensione verso il futuro, il dibattito a ruota libera è diventata scrittura, condivisione.

Ed eccoci a Strasburgo. I partecipanti, nella veste - per una volta - di deputati, affrontano la lunga serie di votazioni e approvano il testo finale. Ad accoglierli Gérard Onesta, Vicepresidente del PE, e a fare da madrina d'eccezione Monica Frassoni, copresidente del gruppo Verdi/ALE: due delle persone che più ci hanno aiutato a realizzare questo sogno.

Usciti dal Parlamento sfiliamo per le strade di una Strasburgo un po' stupita: da queste parti un corteo non è cosa di tutti i giorni, specialmente se il corteo non fa altro che rivendicare il proprio "esserci" per costruire questo mezzo mistero chiamato Europa. Concludiamo in municipio, accolti dal vicesindaco Pascal Mangin. Qualche ora di riposo e si riparte, per tornare a Torino e concederci una festa che ci siamo meritati in pieno.

 



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