IL PUDORE DEL SILENZIO.

16 giugno 2007

IL PUDORE DEL SILENZIO.


di Mariano Turigliatto

Certe volte stare zitti rappresenta la manifestazione di una dignità personale che deve esistere sempre, al di là delle cariche pubbliche e delle contingenze della vita. Un gruppo di alti rappresentanti dello stato e soggetti dell’economia vengono intercettati mentre parlano liberamente al telefonino dei loro affari e delle imprese che ciascuno di loro ha in atto. Fanno il tifo, esprimono giudizi, tessono alleanze, millantano amicizie e potere, raccontano storie, imbastiscono trame. Proprio come fanno tutti gli Italiani, ciascuno nel suo piccolo e nel suo specifico. Il contenuto delle loro telefonate – quello che è rilevante rispetto a fatti e vicende che hanno segnato la recente storia dell’Italia – diventa pubblico e mette in luce la povertà delle loro conversazioni e non solo di quelle. Brutta figura, qualche polemica, tanto imbarazzo.

Fin qui tutto normale – siamo tutti fragili ed è perfino segno di umanità parteggiare e manifestare passioni e sentimenti con l’intensità che meritano – ma poi scatta sempre quella strana boria, quella prosopopea che ammazza tutto: così minacciano fuoco e fiamme verso chi ha osato. E’ evidente che le intercettazioni telefoniche possono essere usate strumentalmente, per colpire personaggi e contesti “avversari”. Che in qualche posto di questo nostro paese ci sono dossier “scottanti” su ciascuna delle persone che contano, che logge massoniche occulte disegnano trame e precostituiscono scenari inquietanti, come già successo in passato. Che c’è una bella fetta di economia che si basa sul riciclo del denaro sporco, che evadere le tasse è una regola ferrea dell’imprenditoria, che ciascuno pensa per sé sbattendosene degli altri, eccetera. Proprio per questo chi ha responsabilità politiche dovrebbe essere oltre (sopra) il gioco degli interessi particolari. Dovrebbe, per esempio, invitare i finanzieri a scovare gli evasori, “facendo sognare” quelli che le tasse le pagano, dovrebbe cacciare i condannati dal parlamento anche solo non candidandoli e tante altre cose ancora.

Perciò, si chieda scusa per le debolezze spietatamente rivelate dalle intercettazioni, si dica come si vuole porre rimedio e si eviti di puntare il ditino contro gli altri, sperando che le proprie mancanze sembrino meno gravi. Ai personaggi pubblici, specialmente a quelli che devono coltivare il senso dello stato, viene richiesta maggiore sensibilità nell’interpretazione di un ruolo che deve essere da esempio del paese che vorremmo.