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Paesi "non graditi": in che senso?.

di Dida Neirotti

Avete sentito? Un gruppo di ragazzi in gita scolastica a Londra sono stati rispediti a casa direttamente dall’aeroporto in cui erano appena sbarcati in quanto nativi di paesi “non graditi”, anche se residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno e frequentanti un Istituto di Bergamo.

La Repubblica di mercoledì scorso ha poi confermato che i ragazzi sono sei, che sono stati trattenuti per ore in aeroporto, che sono stati loro sequestrati i documenti e che sono state prese loro le impronte digitali:  il tutto prima di buttarli fuori sul primo aereo in partenza per l’Italia!

Sconvolgente è l’elenco dei paesi d’origine:  Perù, Ecuador, Albania, Burkina Faso e Moldavia, notoriamente covi di terroristi di ogni genere e di guerrafondai armati fino ai denti!

Che tristezza!

E’ un altro segnale che in nome di una presunta lotta al terrorismo, i margini della libertà, della democrazia, delle regole del vivere civile si vanno sempre più restringendo, soprattutto in quei paesi che sono stati, nel passato, esempi proprio del vivere civile.

Chissà cosa penserebbe un cittadino britannico se fosse costretto a subire una discriminazione di questo genere, atterrando, per esempio, all’aeroporto di Malpensa?

 



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