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economia, finanza e fisco: un po di sale in zucca.

di Dotturbo

L’attuale congiuntura che interessa Telecom Italia è occasione per alcune riflessioni, in parte già elaborate nel nostro blog, in campo economico, finanziario e fiscale. Sono considerazioni crudeli, che possono venir tacciate di voler fare tabula rasa e che, tuttavia, un Governo che voglia veramente definirsi innovativo dovrebbe aver già fatto sue, quantomeno in fase ipotetica se non proprio in quella programmatica, senza il nostro modesto suggerimento.

Partiamo dal caso Telecom e dalla “distruzione di ricchezza” prodotto in capo agli azionisti a seguito di una gestione scellerata da parte di un capitalismo con poco capitale e tanta arditezza quanto a speculative architetture finanziarie. Le cifre che vengono fatte dagli analisti sono sconfortanti ed ammontano nell’ordine delle decine di miliardi di euro di ricchezza “distrutta”, pur in assenza di un crack vero e proprio (che, pure, sarebbe dietro l’angolo, senza il sostegno del  “sistema"). Non stiamo ad annoiare i lettori con le tecniche utilizzate dai capitani coraggiosi alla Tronchetti Provera, già oggetto di nostre precedenti note, ma ribadiamo che c’è un’unica soluzione a questo stato di cose. Quella, cioè, di vietare la quotazione in borsa di strutture azionarie piramidali. E’ un tema grave, in grado di alienare certamente le simpatie di buona parte dell’establishment finanziario capitalistico, ma andrà prima o poi affrontato per scongiurare danni che si stanno rivelando di dimensioni così ingenti (siamo a livello di una manovra finanziaria) da rischiare di destabilizzare l’equilibrio finanziario del Paese, quantomeno osservando le limitazioni presenti sui mercati di altri paesi. Pur senza intenti punitivi preconcetti, che potrebbero anche arrivare ad una revoca delle quotazioni in borsa per società interessate a tali architetture, questo è un tema che i capitani saggi che dovrebbero governare il Paese non dovrebbero accantonare.

 



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