Seguimi su Twitter | Facebook | Scrivimi una E-Mail | Iscriviti al Feed RSS

Social Business.

di Eva Milano

Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, inventore del microcredito e fondatore della Grameen Bank (vedi post del 23 ottobre 2006), non ha ancora finito di confondere il mondo dell'economia con le sue idee strampalate e geniali. Ora si è inventato il Social Business. Ne parla in questi giorni, in cui si trova in visita in Italia. Per chi non avesse avuto modo di leggere i testi dei suoi interventi sui giornali, si può scoprire di cosa si tratta nella presentazione che compare sul sito della Grameen Bank, appunto. Siccome è scritta in inglese, ne traduciamo qualche estratto. Per chi vuole dare un'occhiata al testo originale, basta cliccare qui.

"Molti problemi del mondo rimangono irrisolti perché continuiamo a interpretare il capitalismo in modo troppo ristretto. Seguendo questa interpretazione limitata, si dà luogo a un essere umano unidimensionale che gioca il ruolo dell'imprenditore. Lo si isola da altre dimensioni della vita, come quella religiosa, politica o emotiva. Egli si dedica a una sola missione nella sua vita lavorativa: massimizzare il profitto".

"La teoria economica (capitalista, n.d.r.) postula che il massimo contributo possibile verso la società e il mondo risiede nel concentrarsi a spremere il massimo per se stessi. Quando tu ottieni il massimo, ognuno otterrà il massimo per se'".

"Con l'introduzione delle figura del Social Business Entrepreneur -SBE- (un imprenditore che, oltre a volgere il proprio interesse al profitto, è spinto anche da un'intenzione etico-sociale, n.d.r.) il mercato diventa più interessante perché si delineano due diverse scale di obiettivi al momento di determinare il prezzo. (...) Questi nuovi imprenditori potranno essere animati dalla stessa aggressività e dallo stesso spirito d'impresa dei colleghi. Gli SBE possono divenire attori molto importanti dell'economia nazionale e internazionale. Se oggi mettiamo insieme tutti gli SBE del mondo, non arriviamo che a coprire una fetta molto ridotta dell'economia globale. Non perché manchino di potenziale, ma perché concettualmente noi non riconosciamo neanche la loro esistenza a livello concettuale, né apriamo loro uno spazio nel mercato. Non ci interessiamo a loro perché i nostri occhi sono accecati dalle teorie che abbiamo imparato a scuola".

"Si considera il mercato come un'istituzione fondamentalmente inadatta a occuparsi di problemi sociali".

 



Mariano Turigliatto © 2010 | www.marianoturigliatto.it | Powered by OneBit