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Rifiuti: rischio o risorsa?.

Il dott. Salvatore Procopio, ricercatore presso l'Ecoistituto del Piemonte Pasquale Cavaliere, ha risposto ad alcune nostre domande sul tema dello smaltimento dei rifiuti biologici delle mense scolastiche. Le sue dichiarazioni ci sono state di grande stimolo per la redazione della proposta di legge volo al consumo di cibi biologici presso i servizi di ristorazione collettiva e alla compilazione del nuovo quaderno "In MENSA con BrIO" (icona a sinistra). Qui di seguito ecco alcune riflessioni di Procopio sul tema. Nel post di domani la versione integrale dell'intervista.

di Salvatore Procopio

Un osservatore attento che ha l’opportunità di indagare sul tema dei rifiuti dovrebbe iniziare la sua avventura dall’applicazione del “vituperato” principio di responsabilità soggettiva per approdare ai lidi della consapevolezza del problema senza premeditazione o inibizione giungendo alla definizione della sua stessa natura: singolo produttore di rifiuti quindi una fonte di pressione sull’ambiente o sorgente di un agente inquinante, il rifiuto.

L’applicazione soggettiva del principio di responsabilità non riduce la propria impronta ecologica (cioè la traduzione in cifre di ciò che ognuno di noi "si lascia indietro" in termini ambientali -produzione di scarti e agenti inquinanti pro capite- n.d.r.) ma è il punto di partenza per un’analisi del problema con una prospettiva diversa soprattutto rispetto a quanti beneficiano commercialmente e lautamente dalla produzione dei rifiuti. L’intento più o meno dichiarato di questi ultimi è basato sull’imperativo della produzione indipendentemente dalla tipologia di rifiuto generata (secca, umida), dal tipo di raccolta praticata e dal destino ultimo che la stessa subirà. Senza voler soppesare l’etica imprenditoriale di taluni è poi necessario rammentare che i diversi operatori del settore consolidano i propri bilanci aziendali sul costo del rifiuto gestito. Per codesti vale la più efficiente e sicura legge economica:“R;+,+”: più rifiuto prodotto, più ricchezza.

Si può comprendere che la ricerca di cure efficaci per la patologia rifiuti è indispensabile essere estranei da qualsiasi forma di contraddizione o interesse soprattutto di tipo commerciale. I bottegai del porta a porta,dei cassonetti stradali, dei forni a letto fluido anziché a griglia sono evidentemente almeno in prima approssimazione meno indicati a salvare le comunità dal rischio dei rifiuti.

Le soluzioni devono orientarsi verso una esaltazione della differenza tra scienza e tecnologia, promuovendo le proposte scientifiche che perseguono interessi generali a discapito delle applicazioni tecnologiche che salvaguardano le utilità di pochi.

In questo quadro deve nascere e svilupparsi una nuova e inedita strategia di lotta alla produzione dei rifiuti partendo dalla definizione di un neoparadigma basato sull’identità: “rifiuto = rischio” in grado di regalare alla vecchia uguaglianza “rifiuto = risorsa”, un meritato stato di quiescenza, considerando che la prima uguaglianza stimola strategie di contenimento e di riduzione, la seconda soltanto impulsi di lotta e sopraffazione per quanti, pochi, debbano o possano accaparrarsi la risorsa.  



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