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AUTO AD ARIA: BUFALA O COMPLOTTO?.

di Stefano Zanotto

Qualcuno di voi avrà sicuramente ricevuto, magari già un po’ di tempo fa, una e-mail che denuncia un complotto delle multinazionali del petrolio per bloccare la diffusione di Eolo, la rivoluzionaria automobile alimentata ad aria compressa destinata a risolvere tutti i problemi dell'inquinamento atmosferico delle nostre città. A cosa fa riferimento quest'ennesima catena di sant'Antonio che circola sul web?

L'auto ad aria compressa fu presentata per la prima volta al Motor Show di Bologna del 2001 dall'ingegner Guy Negre, un progettista proveniente dal mondo della Formula 1. L'inventore di Eolo fornì allora dei dati sensazionali sulle prestazioni dell'auto: 100 km percorsi al costo di 0,77 euro, velocità massima di 110 km/h, 5 ore di collegamento a una presa di corrente per fare il pieno di aria compressa per un'autonomia di 200 km. E dallo scarico solo aria alla temperatura di -20°.

Queste caratteristiche tecniche non sono mai state verificate. La società di Negre, la lussemburghese MDI, ha venduto e vende tuttora (lo scorso febbraio ha raggiunto un accordo con l'indiana Tata Motors) le licenze per sviluppare il progetto, ma l'auto non è praticamente mai entrata in produzione. In Italia la licenza è stata acquistata da Eolo Auto: i 74 operai assunti dalla società non hanno costruito alcun veicolo e dopo un lungo periodo di cassa integrazione sono stati infine licenziati.

Secondo molti a bloccare il progetto è la lobby del petrolio con le sette sorelle in testa, che avrebbero tutto da perdere dalla diffusione di mezzi di trasporto basati su tecnologie pulite. In seconda fila nel sostenere il "sabotaggio" ci sarebbero i governi, che traggono dalla tassazione della benzina risorse per foraggiare sistemi politici corrotti coi soldi di tutti. In realtà pare che ci siano ostacoli di natura tecnica ancora tutti da superare: la reale autonomia di Eolo, ad esempio, non andrebbe oltre pochi minuti. Naturalmente per i sostenitori della tesi "complottista" questo vuol solo dire che manca la volontà di investire risorse per perfezionare la rivoluzionaria tecnologia...

Ma dove starà la verità???

Vi lasciamo perfidamente in balia di questo inquietante mistero, mentre ci limitiamo a segnalarvi un articolo -secondo noi equilibrato- sul sito dell'Aspo, un'associazione che studia l'esaurimento delle riserve petrolifere.

 



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