pane e circo.

15 febbraio 2007

pane e circo.


di Stefano Zanotto

«Per una cosa da nulla scoppiò un feroce conflitto tra gli abitanti di Nocera e quelli di Pompei, durante uno spettacolo di gladiatori [...] I provinciali, con l'intemperanza loro propria, scagliarono dapprima insulti gli uni contro gli altri, poi sassi; da ultimo diedero mano ai pugnali [...] molti dei nocerini furono riportati nella loro città mutilati per le ferite, e gran parte di essi piangeva la moglie dei figli o dei genitori [...] I senatori vietarono ai pompeiani, per dieci anni, siffatte riunioni; e le associazioni create illegalmente furono sciolte».

È un passo degli Annali di Tacito, storico latino, e si riferisce al periodo dell'imperatore Nerone. Ma sostituendo "spettacolo di gladiatori" con "partita di calcio", il racconto potrebbe adattarsi benissimo ai fatti di queste settimane. Il calcio è il panem et circenses dei nostri tempi o, se preferite, un moderno oppio dei popoli: in altre parole, un formidabile mezzo di controllo sociale. Senza voler sminuire la gravità dei fatti di questi giorni, appare incredibile lo sforzo in termini di tempo, energie e soldi (i nostri) con cui le istituzioni si stanno adoperando per garantire la sicurezza negli stadi e combattere la violenza. Altrettanto fuori luogo sembra lo spazio che i media stanno dedicando all'argomento. Intanto in Italia ci sono ogni anno più di mille morti per infortuni sul lavoro, tanto per dirne una...

Detto questo, vogliamo spendere però ancora due parole sui fatti di queste settimane, partendo da un'altra analogia che si riscontra coi tempi di Nerone: la risposta esclusivamente repressiva dello Stato nei confronti dei "tifosi". Senza voler mettere in dubbio la necessità di misure radicali vista la gravità della situazione, bisogna però anche stare attenti a non fare di tutta l'erba un fascio. Il mondo degli ultrà è complesso, presenta un sacco di sfaccettature e di contraddizioni. La violenza è un elemento di questo mondo, ma non è il solo, sebbene sia l'unico a essere messo in risalto dai media e anche se bisogna ammettere che sono in crescita i gruppi che hanno nello scontro la loro ragione di esistere. Il tifo delle curve non è però soltanto questo: è anche aggregazione, partecipazione, protagonismo giovanile... Con la parte sana dei gruppi organizzati bisognerebbe cercare il dialogo, il confronto. Ad esempio ci sono tifoserie, come quella del Perugia, che da anni organizzano iniziative dentro lo stadio contro il razzismo. Date un'occhiata al sito di Progetto ultrà un'iniziativa della Uisp per contrastare la violenza e l'intolleranza e per difendere la cultura popolare del tifo.

Di questa cultura, però, il business del pallone, quello che ha fatto pressioni per ricominciare dopo una settimana di stop, non sa che farsene. I dirigenti del grande calcio e i suoi sponsor miliardari sognano lo stadio per famiglie, che prima della partita fanno acquisti al centro commerciale incorporato nello stadio e dopo vanno a ristorante o al cinema, possibilmente sempre dentro lo stadio. Sogna insomma un consumatore passivo che assiste a uno show con musica dagli altoparlanti, pop corn e coca cola, e spettacolini annessi e connessi. Saranno così gli stadi di domani?