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... e se avesse sparato?.

di Dotturbo

Avremmo avuto quasi certamente un nuovo caso Giuliani. Quasi, perché il fatto di Catania non avrebbe potuto risultare in alcun modo politicamente connotato com’era accaduto per quello di Genova e, quindi, le polemiche avrebbero con ogni probabilità goduto di un portage meno "poliennale". Certo, la situazione criminale in cui si è ritrovato a perdere la vita il poliziotto Raciti è talmente simile nella dinamica a quella vissuta dal carabiniere Placanica da lasciare spazio ad alcune riflessioni.

Premettiamo due parole sulle questioni di tipo squisitamente politico che hanno determinato la chiusura degli stadi sino "a nuovo ordine" con motivazioni che, francamente, ricordano provvedimenti da Stato di guerra e non interventi di ordine pubblico confacenti a un Paese democratico. Un singolo fatto criminale non può venire interpolato nella questione generale del mantenimento dell’ordine pubblico. Lo Stato e gli organi di polizia hanno ampiamente i mezzi per mantenerlo. Che poi l’uso non appropriato o insufficiente di essi non consenta di risolvere determinati momenti critici è un problema applicativo, non legislativo. Poniamo alcune ipotesi su cosa sarebbe potuto accadere a Catania in alternativa alla morte di Raciti. Al di là dei riscontri afferenti ad eventuali pregressi che potrebbero aver generato le basi di un crimine, su cui la magistratura potrà far luce, ci sono almeno due eventualità alternative circa l’accaduto.

Caso uno. Raciti non moriva. Il lavabo che lo ha ucciso, sfondando il lunotto, finiva sulla capote dell’auto dove il poliziotto si era ricoverato. Raciti si metteva così in salvo. Quante righe e quale copertura di tempo avrebbero dedicato i notiziari? Qualcosa in più se il poliziotto fosse rimasto ferito, ma poca roba di sicuro. Caso due. Raciti, per salvarsi la vita, faceva fuoco e colpiva quello che, come è effettivamente accaduto, sarebbe stato il sua assassino. Anche qui, due possibilità. Il criminale, se ferito, sarebbe stato disegnato come teppista, comunque vittima più o meno della società, da una cospicua parte dei media, che ne avrebbero avuto per almeno un paio di giorni. Oppure sarebbe morto, da cui un sollevamento simil-Giuliani che non avrebbe però presumibilmente (per quanto detto sopra), portato a proporre di intitolare a costui qualche sala di una delle Camere, ovvero fatto presumere per qualche suo parente un‘elezione a parlamentare alle prossime consultazioni. Raciti, dal canto suo sarebbe in questo caso stato massacrato mediaticamente e politicamente come accaduto con Placanica.

Caso tre:quello effettivo. Raciti muore. Da eroe. I cattivi sono identificati in tutti i frequentatori degli stadi ( cioè in nessuno), oltre che in quel giovane assassino, che ne è l’espressione materiale, e che, fortunatamente per lui essendo minorenne, se la caverà con poco in termini di pena. Quello che emerge con sconcertante sillogismo, al di là di quanto rilevabile nelle parole comprensibilissime di una povera vedova, è tutto sui due piatti di una bilancia. In quel posto ed in quel momento, Raciti non aveva quasi altra possibilità che ritrovarsi ricordato in futuro come un eroe morto oppure come un omicida vivo.

 



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