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il punto sul consiglio regionale.

di Patrizio Brusasco

Nell'ultima seduta del Consiglio regionale piemontese si è discusso principalmente di Corecom, della richiesta del Comune di Noasca di passare, dopo il referendum di qualche tempo fa, alla Regione Val d'Aosta e soprattutto del futuro della Finpiemonte, l'Istituto finanziario regionale.

Seguendo l'ordine espositivo, è cosa nota che recentemente la presidente del Corecom - il Comitato regionale per la comunicazione - insieme a un consigliere, si siano irrevocabilmente dimessi. Stando alla lettera di dimissioni del presidente Vera Schiavazzi, la decisione è motivata dall'impossibilità di agire proficuamente, da parte dell'istituto, a fronte di uno scarso budget operativo, cui fa da contraltare un eccessivo emolumento in favore di consiglieri e dello stesso presidente: come dire che il Corecom, almeno così come è sempre stato ed è tuttora, sarebbe un ottimo vitalizio personale, ma niente affatto efficace per quanto concerne il suo reale impiego e finalità, vale a dire vigilare sulla comunicazione locale (tv, radio e carta stampata) e dirimere le molte questioni che possano sorgere in seno al diritto della comunicazione fino ai reati a mezzo stampa più importanti. E di lavoro, visto il panorama generale dei media di oggi, ce ne sarebbe proprio tanto. Alle domande dell'opposizione sul futuro del Corecom, alla luce del momentaneo vuoto direzionale, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Gariglio, ha risposto che fino alla nomina del nuovo presidente e del nuovo consigliere, che dovrebbe avvenire quanto prima, il Corecom procederà nell'ordinaria amministrazione, senza dunque grandi sconvolgimenti di sorta.

La seconda questione relativa alla richiesta, confermata peraltro da un referendum, del Comune di Noasca, sito in Val D'Orco e prima del più famoso comune di Ceresole Reale, di "traghettare", ma vista la morfologia del territorio sarebbe meglio dire "transumare", verso la vicina Valle d'Aosta, si è registrato un deciso e preciso diniego da parte della Giunta regionale, con l'accordo della maggioranza consiliare, che ha dichiarato, per voce della stessa presidente Mercedes Bresso, l'inammissibilità strutturale e sostanziale di tale richiesta, a cui si è contrapposta la visione, a dire il vero, piuttosto strumentale dell'opposizione.  E' chiaro che tale questione, oltre al rischio, in caso di accettazione, di divenire e di costituire un precedente, pone l'attuale problema di ridisegnare politicamente gli Statuti delle Regioni a causa della differenziazione tra Regioni a Statuto ordinario e speciale: come tutti sappiamo il Piemonte rientra nelle Regioni ordinarie mentre la Val d'Aosta in quelle speciali, nate entrambe negli anni ' 70, ma quest'ultime favorite da tutta una serie di disposizioni privilegiate, che se un tempo avevano una loro ragion d'essere, oggi rappresentano certamente un'anomalia tutta italiana; in questo senso si muove quindi la politica regionale piemontese che, grazie alle molte riforme che hanno promosso l'opera delle istituzioni locali (Bassanini, devolution, riforma del capitolo V della Costituzione...), sta cercando di discutere con il governo centrale una forma più efficiente ed efficace di federalismo, in primis fiscale, con lo scopo di attenuare quel divario ormai anacronistico, e di cui si diceva prima, tra Regioni Ordinarie e Speciali. Probabilmente tale acquisizione da parte delle Regioni ordinarie finirebbe col calmierare e annullare le istanze separatiste di alcuni comuni di frontiera interregionale.

 



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