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Quando la povertà è un lusso.

Sospendere per due anni la propria vita da giornalista affermata per provare a sopravvivere in USA. Un mese in un luogo, trovare lavoro e casa, poi cambiare. Questo è l’esperimento di Barbara Ehrenreich, un’indagine sul campo per la rivista Harper’s.

L’idea è stata quella di mettersi nelle condizioni di vita di tutte quelle persone che costituiscono la fascia sociale più bassa della catena produttiva americana. Camerieri, donne delle pulizie, impiegati notturni dei supermercati: i nuovi poveri, una realtà in costante aumento, non sono clochard che frugano nei cassonetti, ma persone la cui condizione lavorativa non consente un reddito sufficiente per permettersi un tetto e una base solida per vivere.

Nel suo libro Nickel and dimed (pubblicato in traduzione da Feltrinelli con il titolo Una paga da fame. Come (non) si arriva alla fine del mese nel paese più ricco del mondo) Barbara spiega la difficoltà di tirare a campare. I lavori umili, precari e mal pagati sono la base di questo stile di vita. Impossibile pensare di affittare un alloggio, per esempio, perché la cauzione da versare in anticipo non è affrontabile, quando lo stipendio serve a malapena per tirare a campare. C’è il motel, più caro di un affitto, oppure la roulotte. Si mangia piuttosto male, perché in una camera di motel non si cucina, quindi si finisce spesso per andare avanti con hamburger e patate fritte. Ovviamente si spera di godere sempre di ottima salute, perché le cure mediche hanno costi proibitivi.

Su Liberazione dello scorso venerdì 22 settembre, la saggista mette in luce un aspetto di questa condizione di vita che rasenta il paradossale. Essere costretti al risparmio spesso costringe a spese maggiori. Cambiare un assegno senza conto bancario costa caro, l’assicurazione di un’auto costa di più per chi ha un reddito basso, comprare un televisore a rate comporta interessi spesso folli. Così Barbara Ehrenreich conclude che un benestante non potrebbe mai permettersi di essere povero, negli Stati Uniti. Costa troppo.

Eva Milano

 

 




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